Nota: questo è un caso studio simulato, costruito su uno scenario professionale tipico, con l’obiettivo di mostrare concretamente il mio metodo di lavoro.
Il contesto
Un’impresa edile ha avviato i lavori di scavo per le fondazioni di una palazzina residenziale in un’area precedentemente classificata come agricola, ma limitrofa a una vecchia strada statale. Per gestire i 1.500 metri cubi di terreno generati senza doverli smaltire come costosi rifiuti, l’impresa necessitava di dimostrare la qualifica di “sottoprodotto” per il riutilizzo nello stesso sito o in un sito terzo idoneo.
L’intervento operativo
Prima dell’inizio degli scavi massivi, ho redatto il Piano di Campionamento secondo il D.P.R. 120/2017. Ho suddiviso l’area in cumuli omogenei e realizzato trincee esplorative per prelevare campioni di terreno a diverse profondità, prestando particolare attenzione allo strato superficiale esposto a potenziali ricadute di inquinanti atmosferici stradali.
L’analisi e la risoluzione
I terreni sono stati analizzati ricercando il set completo di sostanze previsto dalla legge (Tabella 1, Allegato 5 al Titolo V della Parte Quarta del D.Lgs. 152/06), inclusi idrocarburi pesanti, piombo e idrocarburi policiclici aromatici (IPA). I risultati hanno certificato la totale assenza di contaminazione sopra le soglie d’uso del suolo previste.
Attraverso la valutazione tecnica e la documentazione analitica, ho assistito il cliente nella compilazione e nell’invio della Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo (DAU) all’ARPA competente. Questo ha permesso di gestire tutto il materiale come sottoprodotto, risparmiando migliaia di euro di costi di smaltimento e accelerando i tempi del cantiere.
Hai un cantiere con terre e rocce da gestire?
Parliamo del sito e della destinazione del materiale scavato.
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